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Che furioso balzo del sangue, allora; che vita aberrata. Tutte le possibili scintille d’uno zoccolo furibondo, avranno empito l’universo, capovolgendo, turbinando. Inutile qualsiasi tentativo d’aiuto. Tranne che voltarsi e tornare indietro. D’acchito calmo, rassegnato, riprendeva il passo o il trotto. Ma quali fantasmi, dunque, lo impaurivano fino a quel punto? Di dove, da che parte lo assalivano. Imprevedibile un agguato in quell’aperta ondulazione di colline, con l’Arno che scorreva placido, lì sotto, verde e argento. Chi sa. Da anni ci passava; e una volta gli sarà accaduto di battere lo zoccolo in un punto, di certo fino ad allora nemmeno sfiorato. E ne vien fuori un suono differente, a dir poco bizzarro. Eppure al cavallo par di riconoscerlo. Rimane in ascolto. Una zampa sollevata, orecchi dritti, froge aperte. Quel suono, mai provocato fino ad allora, riposto chi sa da quanto, esplode, vendicativo. S’alza.

Tanto; ma non abbastanza. Infatti mi butto su un diverso lavoro; posso perfino attirare su di me un malanno o una malattia; prometto; Vorrei capire qual è l’ostacolo che mi sbarra il passo: a qualsiasi costo, capire. Oh, non a qualsiasi costo, se tergiverso, prendo tempo, inganno. Mi avvertisse una vampata di scintille, magari inciampando su una parola, su un’immagine. Batte, gratta, saggia il mio zoccolo di cavallo. Scruta, il mio occhio. Fosse ricco come il suo, con quegli angoli avventurosi, sfuggentissimi, che prendono e portano il raggio chi sa dove, e captano agevolmente di lato; sì che ogni sorpresa è possibile, tanto vero che hanno bisogno d’essere difesi da uno schermo, a guida dello sguardo. Eppure, evidentemente, si voleva che raccapezzassi una frase, almeno una parola, prima di proseguire; che rattoppassi, che guarissi quell’ “abc” massacrato: ritocchi, innesti, sostegni, equilibri… ma sì; non sarà poi difficile, restauro su restauro, recuperare un senso, forse un senso di “alto là”, forse la parola d’ordine. Per attraversare che cosa? Posso andare dove voglio, io. D’impeto mi faccio avanti; e ancora la mia fronte caparbia squarcia quel muro.