Dopo una battuta d’arresto
– e magari di riflessione – “Delitti di carta”
riprende l’interrotto cammino con un nuovo editore, non da
oggi attento e sensibile alle implicazioni culturali e agli sviluppi
contemporanei del racconto poliziesco.
La rivista conserva sostanzialmente inalterata la sua struttura
originaria, che aveva trovato buona accoglienza da parte dei lettori
e degli addetti ai lavori, continuando così ad affiancare
ad una prima sezione di racconti ed eventualmente di testi poetici,
teatrali o comunque d’invenzione – non solo di autori
che occupano una parte ognora più cospicua della scena letteraria
italiana, ma anche di giovani alle prime o primissime prove –
una seconda parte di riflessioni critiche che ragguaglino sulle
vicende storiche, sui caratteri morfologici e sulle prospettive
attuali di una scrittura narrativa oggi sempre meno marginale, che
sembra perdere, almeno parzialmente, i connotati tradizionali di
genere, ma per trasferire di volta in volta alcuni dei suoi principali
elementi costitutivi alla letteratura tout court.
Il panorama sia della produzione in vario modo riconducibile ai
paradigmi del poliziesco sia degli studi ad esso dedicati, sempre
più frequentati anche in ambito accademico e nella prassi
scolastica, è oggi particolarmente affollato. Questi quaderni
di racconti e di studi vorrebbero almeno fornire alcuni strumenti
critici per orientare il lettore nell’universo giallo contemporaneo.
Anche per questo si intende riservare uno spazio ancora maggiore
all’informazione, alle notizie, alle recensioni di testi e
studi di letteratura poliziesca, non soltanto di autori italiani:
con l’auspicio che all’impegno dell’editore possa
corrispondere un rinnovato interesse e sostegno da parte dei lettori
e degli abbonati. |
| Il progetto della rivista
era stato inizialmente discusso e accolto con favore da alcuni amici
che ci hanno lasciato: Giu-seppe Petronio, Oreste del Buono, Adriano
Monti. Alla loro memoria i direttori intendono dedicare questa nuova
serie di “Delitti di carta”. Al ruolo di assoluto rilievo
che a Giuseppe Petronio e a Oreste del Buono, pur da prospettive diverse
e magari opposte, spetta nella storia della produzione, della circolazione
e dell’analisi del genere poliziesco in Italia saranno dedicati
studi particolari nei numeri che seguiranno. |

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