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Anteprima

Henry James

La Pensione Beaurepas

Non ero ricco, anzi, e mi era stato detto che la Pensione Beaurepas era a buon mercato. Tra l'altro, mi avevano detto che una pensione è un posto di fondamentale importanza per lo studio della natura umana. Sognavo allora una carriera letteraria ed un amico mi aveva consigliato: "Se hai intenzione di scrivere devi andare a vivere in una pensione; non esiste posto migliore per raccogliere materiale". Avevo già letto qualcosa del genere in una lettera di Stendhal alla sorella: "Ho un desiderio appassionato di conoscere la natura umana ed ho seriamente intenzione di vivere in una pensione, dove le persone non possono nascondere i loro veri caratteri". Ammiravo La Certosa di Parma, e mi sembrava di non poter fare niente di meglio che seguire le orme del suo autore. Pensavo anche alla magnifica pensione descritta nel Père Goriot di Balzac, la "pension bourgeois des deux sexes et autres", retta da Madame Vauquer, neé De Conflans. Magnifico, credo, come esempio di ritratto; certo, lo stabile era di per sé abbastanza sordido e mi aspettavo cose migliori dalla Pensione Beaurepas. Questa istituzione era una delle più stimate di Ginevra e, isolata in un suo giardino, non lontana dal lago, aveva un aspetto familiare, socievole e confortevole. L'entrata regolare era, com'è facile immaginare, sul retro, che era posto lungo la strada, o piuttosto su una piazza, abbellita come tutte le piazze, grandi o piccole, vengono abbellite a Ginevra, e cioè con una fontana. Questo fatto non era di importanza preponderante, perché nell'attraversare la soglia potevate finire col trovarvi più o meno nella cucina, circondati di odori culinari. Si trattava comunque di un fatto di poco conto perché alla Pensione Beaurepas non c'era alcun atteggiamento snob né si cercava di occultare i meccanismi della vita domestica. Questi ingranaggi erano di un tipo assai semplice. Madame Beaurepas era un'eccellente vecchietta - di età molto avanzata, ed era stata proprietaria di una pensione per quarant'anni - i cui unici difetti erano una leggera sordità, l'essere segretamente innamorata di una (furtiva) presa di tabacco, e il fatto di tenere dei fiori sul cappellino. In quella casa c'era la voce che non fosse così sorda come voleva far credere; che fingesse quest'infermità per poter così possedere solamente lei i segreti dei suoi clienti, ma personalmente non ho mai creduto a questa storia; sono convinto che Madame Beaurepas avesse ormai il periodo della curiosità indiscreta. Era una filosofa, e di tipo pragmatico; aveva avuto inquilini per quarant'anni e tutto ciò che chiedeva loro era che pagassero il conto, che usassero lo stuoino e piegassero i tovaglioli. Le importava assai poco dei loro segreti. "J'en ai vu de toutes les couleurs", mi disse. Aveva quasi del tutto cessato di occuparsi di individui, si interessava soltanto di tipi e di categorie. La sua vasta capacità di osservazione le aveva fatto conoscere un grande numero di quest'ultime e la sua mente conteneva una collezione completa di "teste". Adulava se stessa dicendo che le bastava uno sguardo per catalogare un nuovo arrivato, e nel caso avesse fatto degli errori, il suo portamento non li avrebbe mai traditi. Credo che per quanto riguardava i singoli individui, non avesse preferenze o avversioni; ma era capace di esprimere stima o disprezzo per una specie intera. Aveva i suoi modi, suppongo, di manifestare la sua approvazione, ma il suo modo di indicare il contrario era semplice ed invariabile. "Je trouve que c'est deplacé!" e con ciò concludeva la sua visione della faccenda. Se uno dei suoi ospiti avesse messo dell'arsenico nella pot-au-feu, credo che Madame Beaurepas si sarebbe limitata a sottolineare che tale procedimento era fuori luogo. Il tipo di cattivo comportamento che deprecava maggiormente era una eccessiva affettazione di maniere; non aveva alcuna pazienza con i pensionanti che si davano arie. "Quando la gente viene chez moi, non è per fare bella figura agli occhi del mondo; non ho mai avuto quell'illusione"; mi ricordo di averla udita dire : "e quando pagate sette franchi al giorno, tout compris, la cifra comprende tutto, tranne il diritto di guardare dall'alto verso il basso gli altri ospiti. Ci sono persone però che meno pagano, più si prendono au sérieux. I miei ospiti più difficili sono sempre stati quelli che avevano le camere piccole".
Madame Beaurepas aveva una nipote, una giovane donna di quasi quarant'anni; le due signore mandavano avanti la casa insieme ad una coppia di contadine dalla vita grossa e con le braccia rosse. Se al momento di uscire o di rientrare, sbirciavate nella cucina, faceva poca differenza; Célestine, la cuoca, non aveva infatti alcuna pretesa di essere un invisibile funzionario o di dedicarsi ad occulti procedimenti. Era sempre al vostro servizio, con un largo sorriso di ringraziamento: dava la cera ai vostri stivali, usciva lentamente a chiamarvi una carrozza, avrebbe portato perfino il vostro bagaglio sulla sua larga, piccola schiena, se solo le fosse stato permesso. Faceva continuamente avanti e indietro con i suoi passi lenti dalla cucina verso la fontana della piazza, dove spesso mi sembrava che si svolgesse gran parte dei preparativi per il nostro pranzo, dallo strizzare le tovaglie e i tovaglioli dopo averli lavati, al lavaggio di patate e cavoli, dal raschiare il pentolone fino alla pulitura delle bottiglie per l'acqua. Dal gradino della soglia potevate godervi la continua visione delle spalle di Célestine e delle sue larghe caviglie affondate nelle calze di lana, mentre si sporgeva sulla fontana per immergervi i suoi vari utensili. Ciò fa sembrare come se la vita alla Pensione Beaurepas andasse avanti in modo improvvisato, come se il tono dominante dell'edificio fosse squallido. Ma non era certo così. Eravamo semplicemente molto bourgeois; mettevamo in pratica il buon vecchio principio ginevrino di non sacrificarsi per le apparenze. È un principio valido, quando si ha la realtà sotto gli occhi. Noi alla pensione Beaurepas avevamo la realtà, l'avevamo sotto forma di morbidi, piccoli letti, dotati di soffici duvets; di un caffè squisito, servitoci al mattino da Célestine in persona mentre eravamo ancora immersi nelle veglie mattutine; di pranzi succulenti, sani ed abbondanti conformi alle migliori tradizioni di provincia. Per quanto mi riguarda trovavo la Pensione Beaurepas pittoresca e questa era per me una parola di grande significato. Ero giovane ed ingenuo, ed ero appena arrivato dall'America. Volevo perfezionare il mio francese e credevo innocentemente che potesse sgorgare spontaneo come il lago Leman. Ero solito recarmi all'Accademia per qualche lettura e tornavo a casa con un feroce appetito. Provavo sempre piacere a fare la mia passeggiata mattutina percorrendo il lungo ponte (a quei giorni ce n'era solo uno, proprio lì) che si estende lungo il blu del lago e su per i ripidi, bui vicoli della vecchia città calvinista. Il giardino era di fronte a questa strada, verso il lago e la città vecchia, e questo era il modo più piacevole di arrivare alla casa. C'era un muro alto, con un cancello a due battenti, fiancheggiato da una coppia di antichi, massicci, pali, la grande grille, rugginosa, mostrava lavori in ferro battuto vecchio stile. Il giardino era in stato di abbandono, pieno di erbacce, ingarbugliato e trascurato, ma aveva al suo interno una piccola fontana che sgorgava debolmente, numerose panchine verdi, un piccolo tavolo zoppicante dello stesso colore e tre alberi di arancio in un vaso che venivano posti, appena possibile, di fronte alle finestre del salon.

 

Collana: Traduzioni, 1
Pagine: 112
Prezzo: euro 8,00
ISBN: 88-900411-7-X
Uscita: disponibile

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