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A ISIDORO DEL LUNGO1
LETTERA
CHE PUO' ANCHE SERVIRE DI PREFAZIONE
Carissimo Amico
Se trattandosi di quattro scarabocchi il verbo
dedicare mi paresse superbo, vorrei dire che ti dedico questo volumetto,
non come cosa degna di te il cui nome va onoratamente congiunto
col più bel periodo dell'antica storia e letteratura nazionale,
ma soltanto come ricordo della nostra fraterna vita universitaria.
Quasi trent'anni fa! Due volte il grande mortalis aevi spatium,2
amico mio! Eppure eccoci qui tutt'e due, sempre col capo a' grilli,
cioè all'arte d'infilzar parole, sempre felicemente inettissimi
a molte cose
Per cui l'umana gente si rabbuffa.3
A chi credesse che questo saggio di Novelle fosse
meritevole di un po' di prefazione, vorrei soltanto riferire il
dialoghetto avvenuto l'altro giorno tra me e un caro amico capitatomi
in casa con in mano il fascicolo dell'Illustrazione Italiana4 dove
ce n'era pubblicata una.
- Va tutto bene (diceva) ma hai attinto un po' troppo dal linguaggio
vivo della tua Pistoia.
- Caro mio, io non ho attinto nulla: ho scritto come mi hanno insegnato
a discorrere; e se con l'autorità di Professore, ho tentato
qualche volta di tenere in briglia il cittadin pistoiese, questo
rispondeva semplicemente: Mano al Vocabolario.- Cittadino birbante!
lo crederesti? Aveva quasi sempre ragione; e se in qualche caso
il Vocabolario taceva, allora o gli soccorreva l'etimologia, o appariva
tale la virtù distintiva della parola, della locuzione, dell'immagine,
che il Professore finiva sempre con l'andar di sotto.
- Sarà - rispondeva l'amico, il quale, pieno zeppo di curiosità,
non poteva più tenere in corpo la sua seconda domanda, che
fu questa: Ma la materia delle tue novelle ha fondamento nel vero?
- Che discorso è codesto? Non lo sai che simili domande non
si fanno? Che, non considerata l'indiscrezione, accusano in chi
le fa completa dimenticanza dei criteri fondamentali dell'arte?
Ma dimmi, quando tu avessi avuto su questo punto tutte le più
particolari informazioni, credi tu che la noia si cangerebbe in
diletto o il diletto in noia? Non ti curare di ciò, amico:
se ti piace, leggi; se no, getta il libro. Questo è essenziale
nelle cose d'arte, e massime in cosiffatto genere di scritture.
Ma poiché sei un uomo ragionevole e un ammiratore dei nostri
classici, vedi qui nel Proemio del Sacchetti queste parole, che
sebbene scritte or sono cinquecent'anni, fan proprio al caso nostro:
"E perché molti, e spezialmente quelli, a cui in dispiacere
toccano, forse diranno, come spesso si dice: queste son favole;
a ciò rispondo, che ce ne saranno forse alcune, ma nella
verità mi sono ingegnato di comporle."5 E così
rispondo anch'io.
L'autorità del Sacchetti, come prevedevo, fece più
effetto di tutti i miei ragionamenti, tanto che l'amico mi disse
tutto persuaso: Non ti farò più di quelle domande,
anche se tu novellassi de' fatti miei.
- Chi sa - risposi scherzevolmente - che anche tu non debba darmi
un po' di materia da lavorare! Nel secondo volumetto, se mai.
- Anche un secondo volume?
- E perché no ? Dai critici italiani, da quelli vo' dire
che van per la maggiore, e a sentir certuni son tanti cani arrabbiati,
non ebbi finora per le mie bagattelle che molta indulgenza e utili
suggerimenti. Starà a loro il decidere se il secondo volume
ha da esserci, e però se anche tu entrerai nel numero dei
novellati.6
- Dio lo voglia, tanto per te, che per me. Non lo crederai, ma ci
tengo.
E con questo lieto augurio si chiuse il nostro dialogo.
Tu, intanto, caro Isidoro, se troverai qua e là
accenni a cose e persone che vedemmo e conoscemmo insieme, non me
ne vorrai male di certo, anzi varranno a rappresentarti più
vivamente le care memorie della nostra vecchia e costante amicizia.
Pistoia, 6 Giugno 1886.
Tuo
G. PROCACCI.
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Collana: Storia e letteratura,
3
Pagine: 146
Prezzo: euro 9,30
ISBN:88-900411-3-7
Uscita: disponibile
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